Le ho sentite tutte, e le dico io per prime così non devi dirmele tu.
«Diventerà una pagina di vendita e non mi ci riconoscerò.»
Non scrivo pagine di vendita. Susan me l'ha messo per iscritto nel suo brief — «non è una pagina di vendita, è un invito» — e da lì non mi sono più spostato.
Niente conto alla rovescia, niente ultimi posti, niente urgenza inventata. Se qualcuno apre il tuo sito e sente di essere spinto, ho sbagliato io.
«Non so spiegare cosa faccio. Se non lo so dire io, come fai a scriverlo tu?»
È il motivo per cui la prima cosa che facciamo è un'intervista, non un preventivo. Con Susan ne è uscito un documento di cinque pagine pieno delle sue frasi esatte: quel documento è diventato il sito, quasi parola per parola.
Non ti chiedo di arrivare chiara. La chiarezza viene dal dirlo a voce a qualcuno che ascolta, non prima.
«Costerà come tre mesi del mio lavoro.»
I prezzi stanno qui sotto, in chiaro, senza «contattaci per un preventivo». Il più piccolo costa quanto sette dei tuoi incontri individuali, e serve una volta sola.
«Poi resto con una cosa che non so aggiornare, e invecchia.»
Le cose che cambiano spesso — le date, i prezzi, un ritiro nuovo — te le lascio modificabili senza toccare niente di tecnico. Il resto lo cambio io: per il primo mese è incluso, e dopo non ti chiedo un abbonamento per esistere.
«Il tecnico mi farà sentire stupida.»
Non uso parole che ti costringono a chiedere cosa vogliono dire. Se me ne scappa una, fermami: è un errore mio, non una tua lacuna.
«Mi dirà di alzare i prezzi e di mettere l'urgenza.»
No. So che il denaro, in questo mestiere, non è una leva da tirare: è una cosa aperta, e spesso non l'hai scritta tu.
Il prezzo lo decidi tu. Io lo scrivo in un posto dove si legge, così smetti di doverlo dire a voce ogni volta.